Studio Legale Avv. Luigi Grillo

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«Legum Omnes Servi Sumus Ut Liberi Esse Possimus»

Articolo dell'Avv.Grillo sulla rivista n°2/2016 di Aprile 2016 ABITARE OGGI dal titolo "Il futuro a energia quasi zero".

                                     IL FUTURO A ENERGIA QUASI ZERO
Il primo edificio dimostratore,  sperimentale, in scala reale, “ad energia quasi zero”, detto  nZEB (nearly Zero Energy Building), sarà realizzato in Campania, in provincia di Benevento, sul suolo dell’Università del Sannio, sotto il coordinamento di Giuseppe Peter Vanoli del Dipartimento di Ingegneria. Si tratta del primo test di questo tipo realizzato nel sud Italia e tra i primi in Italia, attraverso il quale saranno realizzate innovative metodologie progettuali, costruttive ed impiantistiche. L’edificio nZEB è stato presentato il 29 gennaio 2016 all’Unione Industriali di Napoli, presente CONFABITARE Napoli,  nel corso dell’evento organizzato dal Distretto tecnologico per le costruzioni sostenibili “Stress”, dall’Università del Sannio di Benevento e dall’Università Federico II di Napoli. Quest’ultima ha curato la progettazione architettonica con il gruppo coordinato da Mario Losasso e Alessandro Claudi de Saint Michel. L’edificio sarà costruito con materiali rispettosi dell’ambiente e capaci di favorire il risparmio energetico e avrà sistemi per produrre energia autonomamente. Con una superficie di 67 mq, sarà il primo edificio sperimentale di questo tipo in Campania e, come detto, fra i primi in Italia. La casa a energia quasi zero avrà le caratteristiche che le nuove abitazioni private dovranno avere a partire dal 31/12/ 2020.“Useremo tecniche di costruzione adeguate ai climi mediterranei e utilizzeremo materiali e tecnologie che coniugano elevata resistenza termica e isolamento termico.”, ha detto Vanoli. Inoltre, la casa avrà infissi ad alte prestazioni e ricorrerà a fonti rinnovabili e pannelli fotovoltaici, oltre che a sistemi geotermici per la produzione di energia e per il riscaldamento. L’edificio sarà anche “intelligente”: le porte si apriranno e chiuderanno all’avvicinarsi o allontanarsi delle persone; le luci si accenderanno e spegneranno in modo autonomo e l’impianto di climatizzazione si regolerà da solo in base alle temperature esterne. Ma qual è lo stato della normativa relativa a questo tipo di costruzioni? Il decreto di recepimento della Direttiva europea sulla prestazione energetica ha stabilito che a partire dal 2019 gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero. La direttiva 2010/31/UE, sulla prestazione energetica in edilizia, anche nota come Direttiva EPBD 2 (Energy Performance of Buildings Directive) e che abroga e sostituisce la Direttiva 2002/91/CE, stabilisce che a partire dal 31 dicembre 2020 (fine 2018 per gli edifici pubblici) tutti i nuovi edifici dovranno essere a energia quasi zero. Le disposizioni della Direttiva sono state recepite con il Decreto Legge 4 giugno 2013, n.63, che modifica il decreto legislativo 192/2005 (con il quale era stata recepita la precedente direttiva EPBD, la 2002/91/CE). Gli edifici di nuova costruzione occupati da pubbliche amministrazioni e di proprietà di queste ultime, ivi compresi gli edifici scolastici, devono essere edifici a energia quasi zero a partire dall’1/1/2019. Dall’1/1/2021 toccherà, invece, a tutti gli edifici di nuova costruzione, sia pubblici sia privati. Ma che cosa sono gli edifici a energia quasi zero? E che caratteristiche devono avere? Secondo la definizione fornita dalla Direttiva e ripresa dal decreto di recepimento, l’edificio a energia quasi zero è un “edificio ad altissima prestazione energetica, con un fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo, coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili, prodotta all’interno del confine del sistema (in situ)”. Un aiuto maggiore alla comprensione di ciò ci viene da un recente freebook molto interessante dal titolo “Lombardia+. L’edilizia a consumo quasi zero in Lombardia” in cui si afferma che: “…quella dell’edificio a energia quasi zero è una nuova frontiera, un obiettivo sicuramente ambizioso che pone qualche elemento a cui prestare attenzione. Le scelte progettuali che riguardano questi edifici con prestazioni che arrivano al limite dell’autosufficienza si inseriscono tuttavia in un percorso che di fatto si è già avviato da tempo e che ha definito un approccio completamente nuovo. Questi nuovi paradigmi possono essere così sintetizzati:A)le prestazioni energetiche dell’involucro edilizio, grazie all’uso più diffuso dei materiali isolanti, di sistemi vegetali ombreggianti e all’installazione di dispositivi schermanti, sono notevolmente migliorate e si riducono, quindi, i carichi termali invernali ed estivi;B) i principi dell’architettura bioclimatica diventano principi costruttivi e si diffondono nell’architettura corrente (sfruttamento del comportamento passivo dell’edificio, guadagni diretti, serre solari);C) le fonti energetiche rinnovabili rappresentano la fonte energetica primaria da utilizzare al massimo della sua potenzialità;D) nel bilancio energetico le fonti energetiche convenzionali dell’edificio hanno una funzione integrativa e/o di backup;E) si passa da un unico sistema di generazione del calore a più sistemi di generazione utilizzati in funzione della convenienza economica;F) lo sfruttamento dell’inerzia termica dell’edificio consente di ridurre le potenze degli impianti; all’inerzia termica dell’edificio si affianca l’inerzia termica dei sistemi impiantistici ottenuta, per esempio, attraverso accumuli inerziali;G) dal punto di vista impiantistico gli edifici non sono più isolati ma diventano elementi di un sistema energetico diffuso a scala territoriale; questo approccio consente di utilizzare tecnologie che cedono l’energia in eccesso alla rete (per esempio, impianti solari fotovoltaici o sistemi di cogenerazione): dalla generazione centralizzata si passa quindi alla generazione distribuita, il che implica la disponibilità di infrastrutture energetiche intelligenti (smart grid);H) la domotica diventa lo strumento fondamentale per gestire in modo ottimale i servizi energetici. Non esistono, pertanto, barriere tecnologiche alla realizzazione degli edifici a energia quasi zero, così come sono stati concepiti nella direttiva 31:le tecniche per la realizzazione di involucri efficienti e di impianti ad alte prestazioni e quelle per lo sfruttamento efficiente e conveniente delle fonti energetiche già ci sono… ”. Ma, allora, volendo riassumere, qual’ è la definizione migliore da darsi agli edifici ad energia quasi zero, chiamati anche edifici passivi o sostenibili? L’edificio ad energia quasi zero è un immobile con una prestazione energetica molto alta, caratterizzato da isolanti, infissi ad alte prestazioni ed impianti ad alto rendimento. L’energia necessaria per raggiungere uno stato di comfort è molto bassa, quella rimanente viene coperta in misura significativa da fonti rinnovabili presenti all’interno del confine dell’immobile.  Si pensi che i consumi tradizionali di un edificio residenziale dovuti al riscaldamento (in inverno), al raffrescamento (in estate), alla produzione di acqua calda sanitaria e l’energia elettrica necessaria al funzionamento degli elettrodomestici e della illuminazione sono in media, considerando il patrimonio edilizio esistente, costruito per lo più senza particolari tecniche di risparmio energetico, variabili tra i 150-250 kwh/mq anno. I costi, pertanto, per raggiungere questo livello sono ancora tali da considerarsi eccessivamente alti e, quindi, da incidere notevolmente sui bilanci delle famiglie. Detti costi, ovviamente, vengono, invece, azzerati da questo innovativo tipo di costruzione. Ma quali sono gli interventi principali, cioè i principali aspetti da valutare in un edificio a energia quasi zero, ad alto risparmio energetico, sia in fase di costruzione sia in fase di ristrutturazione? Sono: A)l’involucro; B)la produzione di energia rinnovabile;  C)gli impianti.  L’involucro rappresenta la pelle esterna dell’edificio ed è composto da parti opache (muratura e struttura) e da parti trasparenti (finestre) da cui avviene il passaggio di aria e luce. L’involucro deve regolare il passaggio del calore, dell’umidità, della ventilazione e della luce. L’installazione di infissi performanti, di isolamenti e intercapedini d’aria, la posizione delle finestre tali da permettere una buona ventilazione sono tutti aspetti che riguardano l’involucro. L’energia rinnovabile autoprodotta nella propria abitazione, invece, serve a rendere i cittadini più consapevoli e, quindi, responsabili. E’ possibile produrre energia autonomamente con i pannelli fotovoltaici o con il microeolico. Con questa energia si possono alimentare sistemi a pompa di calore con cui riscaldare gli ambienti, mentre in estate, invertendo il ciclo, si può rinfrescare l’aria. L’elettricità prodotta dai pannelli fotovoltaici può essere utilizzata anche per gli elettrodomestici e per l’illuminazione. La produzione di acqua calda si può ottenere facilmente con l’installazione sul tetto di pannelli solari. Altri sistemi per la produzione di energia rinnovabile sono anche i sistemi geotermici e a biomasse. Gli impianti, infine, quali quelli di produzione dell’acqua calda, del riscaldamento e del raffrescamento in una “casa a energia quasi zero” devono sopperire in quantità minima alle prestazioni energetiche già elevate raggiunte con un involucro performante e con l’ausilio delle energie rinnovabili. Ciò vuol dire, in pratica, che un edificio passivo non ha bisogno di impianti. In conclusione, si può dire che è con piacere che CONFABITARE Napoli, come già detto ospite al citato evento napoletano del trascorso gennaio, si sia occupata di una tematica così attuale e interessante. Riteniamo che la nostra associazione abbia quale sua “mission” quella di “formare” proprietari e, quindi, cittadini consapevoli e responsabili. L’auspicio è, pertanto, che in analoghe iniziative si coinvolgano anche altre sedi, magari promuovendo convegni tematici non solo con rappresentanti del settore (aziende, professionisti ed università) ma anche con altre associazioni.
                                                                                           Avv. Luigi Grillo (Presidente di Confabitare Napoli)
 

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